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C'è stato un tempo
in cui in molti si costruivano il proprio test,
chiamando test qualsiasi cosa, contribuendo così al
crollo della credibilità scientifica dei test stessi
(C. Di Naro)
Quotidiani, rotocalchi rosa, settimanali,
televisione, internet dappertutto troviamo il test
che ci informa del nostro quoziente intellettivo,
quoziente emotivo, della nostra personalità,
dell’affinità di coppia, e via dicendo. Sono i “test
giocattolo”, curiosi e forse divertenti passatempo
che si possono accomunare alle predizioni
astrologiche, alla grafologia, alla chiromanzia, ma
che non hanno nulla a che vedere con i “test
scientificamente validi”.
Il “ciclo produttivo” di un test psicologico, sia
esso un inventario di personalità, un test
cognitivo, un test neuropsicologico, ecc. incontra
complicati e molteplici problemi che riguardano:
1. il modello teorico che guida la formazione e
l’elaborazione dello strumento ovvero la validità di
costrutto (ci sono persone che si affidano alle
predizioni astrologiche, grafologiche, e altra
spazzatura simile non solo per scoprire il proprio
destino e futuro personale, ma anche per decidere il
futuro e il destino di altri ad esempio quando vi si
ricorre nella selezione del personale. Se vogliamo
essere buoni diremo che l’astrologia e la grafologia
sono accomunate da scarsa validità di costrutto);
2. la verifica empirica del modello teorico
somministrando attraverso la somministrazione del
test ad un gruppo di soggetti che sappiamo possedere
la caratteristica o le caratteristiche misurate dal
test (validità di criterio) oppure confrontando i
punteggi del nostro test con quelli ottenuti con
altri test (precedentemente validati da altri) che
misurano lo stesso fattore. In quest’ultimo caso si
parla di validità concorrente espressa da un
coefficiente che deve superare il valore di 0.75;
3. la scelta degli items del test: gli item devono
avere, oltre a precise proprietà psicometriche che
non descriveremo e ad un numero di item mai
inferiore a 20-30, validità ecologica o apparente.
Non si può proporre ad un adulto item del tipo “un
ortolano ha una cassetta con 10 mele, ne vende 5, …”
oppure “mi piace riparare serrature**”;
4. la verifica dell’accuratezza (attendibilità e
fedeltà o errore di misura) dei punteggi del test.
Il test deve dare un risultato il più possibile
indipendente dalle variazioni momentanee delle
condizioni del soggetto e delle condizioni di
somministrazione; per essere attendibile il
punteggio ottenuto da un soggetto alla medesima
prova deve essere sempre lo stesso anche quando si
ripete il test. Per verificarne l’attendibilità si
ricorre ai metodi test-retest e split-half. Il primo
consiste nella somministrazione a distanza di tempo
e sugli stessi soggetti del reattivo per poi
confrontare i punteggi ottenuti la prima volta
(test) con quelli ottenuti la seconda volta (retest),
il secondo invece saggia la coerenza interna dello
strumento. Otterremo così i coefficienti di
attendibilità del reattivo (un buon test ha
coefficienti maggiori o uguali a 0.80)
5. la verifica del valore di previsione dei punteggi
(validità predittiva, errore di stima) rispetto ad
un criterio prescelto;
6. il confronto dei risultati ottenuti con quelli di
altri test e/o con altri gruppi di soggetti;
7. la standardizzazione delle procedure di
somministrazione, delle istruzioni, delle operazioni
di valutazione e attribuzione dei punteggi
8. la sensibilità ovvero la capacità del test di
essere in grado di differenziare i soggetti
esaminati sull’attributo/i che si intende misurare;
9. la rappresentatività del campione da cui si
raccolgono i dati normativi del test. Per avere un
campione rappresentativo si devono seguire regole
che hanno a che fare con la statistica, la teoria
della probabilità, la teoria dei giochi, ecc.
Quindi si può parlare di test psicologico
qualitativamente e quantitativamente buono solamente
se lo strumento di misura risponde efficacemente a
tutti questi requisiti e ha superato le strette
maglie della validazione.
** item presente nel test MMPI-2

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